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14 Mar 2016
I 3 viaggi panoramici in treno più belli d'Italia

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Dopo aver letto il libro di Tiziano Terzani Un indovino mi disse ho sempre più voglia di scoprire il mondo viaggiando in treno. Questo straordinario mezzo di trasporto non soltanto percorre una corsia preferenziale a ridosso dell'autostrada, ma dovete sapere che può introdurci alla natura con una sorprendente energia. Così mi sono documentata e ho scelto di presentarvi tre viaggi in treno che ho evidenziato nella mia lista delle cose da fare, sperando che possa esservi d'ispirazione nell'organizzare i vostri prossimi weekend fuori porta.

1. Trenino Rosso del Bernina
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Divenuto patrimonio dell'UNESCO nel 2008, la Ferrovia Retica è una delle più alte al mondo. Si inerpica su montagne innevate preparandoci a un viaggio straordinario, dove scoprire i panorami delle vallate alpine direttamente da un treno in corsa. La stazione di partenza è quella di Tirano in provincia di Sondrio, il treno poi attraversa le Alpi a cielo aperto sfidando la gravità, oltre i ghiacciai del passo del Bernina, fino a raggiungere St. Moritz. Durante il percorso è possibile sostare e concedersi passeggiate suggestive, come ad esempio la magnifica Val Roseg o la parallela valle del Morteratsch, che consente di arrivare ai piedi dell'omonimo ghiacciaio!

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2. Trenino del Renon
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Una ferrovia sopravvissuta a due guerre, inaugurata nel lontano 1907 e incredibilmente affascinante grazie ad alcuni vagoni d'epoca ancora in uso. La ferrovia, lunga oggi circa 7 km, collega Maria Assunta e Collalbo e regala ai viaggiatori venti minuti di magia tra pascoli, "piramidi di terra" o "camini delle fate", ovvero formazioni rocciose dall'aspetto bizzarro, ma soprattutto incontri ravvicinati con i caprioli. Un piccolo miracolo ancora in funzione grazie alla passione di un comitato di amatori che ne ha evitato la distruzione.

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3. Trenino blu della Vigezzina
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La ferrovia della Vigezzina-Centovalli collega Domodossola con la cittadina svizzera di Locarno. La Vigezzina attraversa paesaggi incontaminati dominati da boschi di faggio, montagne selvagge e cascate mozzafiato. Lungo il percorso, completamente immerso nella natura che si divide tra Italia e Svizzera, si oltrepassano 31 gallerie e 83 ponti, permettendo ai viaggiatori di contemplare il territorio stando comodamente seduti.

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E voi quale scegliete?

09 Mar 2016
100 cose da fare ad Arezzo e in Casentino

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Lo scorso weekend sono tornata in Toscana per trascorrere qualche giorno in Casentino, il luogo dove è nato Marco. Così, dopo aver pubblicato le 100 cose da fare a Cesena e le 100 cose da fare a Bologna e aver ricevuto numerosi feedback motivazionali, ho pensato di dedicarmi alla ricerca di suggestioni anche in questa terra del buon vivere insieme alla mia inseparabile compagna di avventure Michela! Quali saranno le prossime tappe? Continuate a seguirci, l'Italia è ricca di luoghi di delizie!

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100 cose da fare ad Arezzo e in Casentino

  1. Leggere il giornale sotto gli alti pini della “passeggiata archeologica” voluta dal podestà Occhini, ammirando di fronte a sé l’anfiteatro romano
  2. Entrare nella sala consiliare del palazzo della provincia per conoscere tutti i Grandi Aretini attraverso il ciclo di pitture di Adolfo De Carolis
  3. Assistere ad uno spettacolo nel rinnovato Teatro Petrarca, rimasto chiuso per anni a causa di gravi problemi strutturali. E’ stato riaperto completamente rinnovato da pochi mesi. D’obbligo rendere omaggio alla sapienza dei tecnici e all’abilità delle maestranze
  4. Nascondersi al prato in un giorno di interrogazioni
  5. Lasciar vagare lo sguardo tra i campanili: quello del Duomo, il “matitone” che concluse la fase del restauro stilistico della città negli anni ’30, quello medievale della Pieve, quello Rococo’ della Badia
  6. Passeggiare tra le bancarelle della fiera antiquaria, lasciandosi tentare da gioielli antichi, porcellane e raffinatezze d’altri tempi “sfogliando vite nei vestiti altrui”
  7. In cima a Poggio del Sole ammirare la facciata concava del palazzo del governo di Giovanni Michelucci
  8. Divertirsi ad indovinare i mesi delle allegorie del ciclo dei mesi poste sopra la lunetta del portale d’ingresso della pieve. La mia preferita? L’uccisione del maiale a dicembre
  9. Ad Arezzo c’è la pizza al taglio più buona del mondo. Gli ingredienti sono segreti, ma il profumo che si spande per Corso Italia quando una teglia viene estratta dal forno suggerisce piaceri inconfessabili
  10. Partecipare alla cena propiziatoria del proprio quartiere prima della giostra del saracino, nelle vicinanze di una delle porte medievali della città, ricostruita o originale poco importa
  11. Rimanere in Piazza Grande e osservare le stratificazioni che fanno del Palazzo della Fraternita un gioiello di architettura. Gotico nella parte inferiore ma con portale romanico e pietà di spinello aretino, rinascimentale al centro con il bassorilievo della Misericordia del Rossellino, sormontato infine dal campanile vasariano e l’orologio di Felice da Fossano. 1375-1552: duecento anni di cantieri
  12. Passeggiare per il mercato del quartiere Giotto di sabato mattina, comprando il prosciutto di Scarpaccia, la porchetta di Monte San Savino, il formaggio della Val Tiberina, gli asparagi e i carciofi maremmani
  13. Inginocchiarsi di fronte all’effige della Madonna del Conforto, co-patrona della città di Arezzo all’interno della cappella omonima del duomo di Arezzo
  14. Chi è il cittadino più insigne di Arezzo? Petrarca? Guido Monaco? Francesco Redi? Giorgio Vasari? Di petrarca e di Vasari si possono visitare le case, quella del Petrarca in via dell’orto, quella del Vasari in via XX settembre
  15. Il più bel porticato della città, elegante e leggiadro, forse addirittura civettuolo? Quello di Santa Maria delle Grazie
  16. Fare vasche su e giù per Corso Italia di sabato, mattina o pomeriggio che sia, per apprezzare l’eleganza aretina. Per fare shopping in tranquillità tutti i giorni della settimana
  17. Entrando ad Arezzo da Porta San Clemente, seguendo le indicazioni per il Duomo, sulla sinistra vedrete aprirsi una aggraziata piazza che termina con una bella chiesa. E’ la chiesa di San Domenico: entrate, il crocifisso di Cimabue è magnifico
  18. Diceva Viollet-Le-Duc: "Restaurare un edificio non è solo mantenerlo, ripararlo, o ricostruirlo, è riportarlo ad una condizione completa che potrebbe non essere mai esistita". Non so se nel Medioevo le strade intorno a Piazza Grande fossero o no così medievali, so però che oggi passeggiarvi è un incanto
  19. Sbizzarrirsi a scegliere le pietre per comporre il proprio paio di orecchini personalizzati da Silvia Concept Store, in via dè Cenci
  20. I giorni più belli dell’anno ad Arezzo? Il primo fine settimana di Settembre. Cieli tersi, aria fresca, mercato antiquario al prato, cortei in costume medievale per le strade della città, tamburi e sbandieratori. E poi di notte la Giostra del Saracino in Piazza Grande
  21. Sedersi in un ristorante sotto i portici del Vasari e guardare l’immagine medievale della città nelle torri, della Bigazza e di Borgunto, nei palazzetti adorni di balconi e logge, nelle tettoie lignee e stupirsi quando si scopre che la  storia si può ricostruire come la tradizione inventare. L’immagine medievale di Piazza Grande è opera del Podestà Occhini e dell’architetto Castellucci, come il kilt è invenzione settecentesca dell’imprenditore tedesco Thomas Rawlinson. Cosa sarebbe Arezzo senza case torri? Facile sarebbe la scozia senza tartan! Un applauso ai visionari
  22. Visitare il palazzo della Fraternita per scoprire cinquecento anni di storia aretina
  23. Ammirare le storie della Croce nella Cappella Bacci della chiesa di San Francesco. Davvero magnifico "il giardino di Piero"
  24. Partecipare il venerdì pomeriggio ad una delle manifestazioni dell’Accademia Petrarca di lettere, arti e scienze. L’accademia nacque nelle strutture attuali nel 1787, nel fervore illuministico d'avanguardia della Toscana governata dal grande Pietro Leopoldo d'Asburgo-Lorena
  25. E’ vero che il lLiberty in terra di Arezzo dette il meglio di sé in Valdarno, ma per gli appassionati c’è un pregevole lavoro di Galileo Chini in via Cavour, alzare gli occhi per ammirare putti e cornucopie sulla facciata di Palazzo Cassi
  26. Ottima pasta fatta in casa, grande carne e vini d’eccellenza alla Tagliatella
  27. Il presidente onorario della camera dei Buyer? Beppe Angiolini, il suo negozio? Ad Arezzo. Non proprio un negozio, un universo con lui al centro, Sugar
  28. Chi è l’inventore della fiera antiquaria, il più bel mercato antiquario d’Italia? Ivan Bruschi, la cui casa davanti alla Pieve di Santa Maria è oggi aperta come casa-museo, ricca delle collezioni di una vita
  29. Rilassarsi passeggiando al Parco Pertini
  30. La collina di San Fabiano mostra la collina di San Donato su cui sorge Arezzo da una prospettiva particolarmente pittoresca. La città si è sviluppata in modo asimmetrico tutta rivolta verso la ricca Valdichiana e così il lato che guarda alle aspre montagne del casentino è rimasto integro
  31. La famiglia Menchetti fa il pane dal 1948. Dal 2009 in zona tribunale si può comprare il pane fatto con il grano verna, la pizza impastata con il lievito madre e dolci buoni come quelli di una volta
  32. Siete appassionati di cioccolato? Ad Arezzo c’è un posto che fa per voi, la Cioccolateria Vestri
  33. Dio solo sa quanto bisogno ci sia al mondo di buone librerie indipendenti, luoghi da frequentare per il gusto della conversazione come nei salotti settecenteschi o nelle botteghe d’arte di una volta. Ad Arezzo c’è una stazione di servizio in cui fare il pieno di immaginazione, si chiama Il Viaggiatore Immaginario
  34. Il ristorante più cool della città? Le Chiavi D’oro in piazza San Francesco! Cucina creativa in un locale dall’arredo ricco di suggestioni evocative, legni di recupero, ottoni e ferri bruniti, vecchie lampade industriali, tessuti vintage per un’atmosfera un po’ milanese
  35. Per gli amanti della buona pasticceria, le colazioni si fanno da Tiffany
  36. Arezzo è la città degli antiquari e dell’antiquariato, ma c’è un indirizzo da non perdere anche per gli amanti del design del XX secolo. Nero Design in piazza San Francesco, selezione da intenditori
  37. Una passeggiata primaverile all’Alpe di Poti. L’albergo per la villeggiatura non c’è più, ma ci si sente subito in campagna alle porte della città
  38. L’eleganza maschile della buona tradizione? Ad Arezzo gli appassionati si dividono tra Riccardo Banchelli e Carlo Donati
  39. Nicoletta Lebole fondò l’Art Gallery negli anni ’70, portando in città il gusto per l’Art déco. Il negozio si è spostato, si chiama oggi Spazio Lebole ed è un concept store affascinante in cui oggetti d’arte e di gran pregio si affastellano in un luogo spartano, già prima sede della fortunatissima fabbrica dei fratelli Lebole. Si possono comprare tra l’altro i ricercatissimi gioielli creati dalle proprietarie, monili di pietre e sete in cui lontani echi d’oriente si mescolano alla tradizione artistica toscana
  40. Al centro affari di Arezzo si tiene una delle fiere più preziose d’italia, Oroarezzo, esibizione internazionale di gioielleria
  41. Degustare un buon bicchiere di vino rosso in una delle enoteche della città. Come diceva Piovene: “Sono questi paesi di forti bevitori di vino rosso e i proprietari di campagna sono tenuti per contratto a fornire ai trebbiatori fino a quindici litri al giorno l’uso dell’acqua, essendo ritenuto poco virile”
  42. Percorrere i 62 km del sentiero pedonale che costeggia il canale maestro della Chiana in bici o a piedi. Si parte da Arezzo, si arriva a Chiusi e si torna indietro in treno, lasciando la bici in appositi vagoni allestiti con rastrelliere
  43. Festeggiare una nuova nascita acquistando un bel presente in argento da Giovanni Raspini
  44. Siete innamorati della Francia e dei formaggi? La Formaggeria in via De’ Redi fa per voi! Non ci sono più formaggi dei giorni dell’anno, ma la selezione è comunque apprezzabile
  45. C’è una famiglia che da otto generazioni lavora cotone, lino e canapa unendo alla passione il mestiere. Sono i Busatti di Anghiari, hanno una bottega anche ad Arezzo nel corso. Imperdibili le tovaglie
  46. Comprare brigidini e dolciumi alla Fiera del Mestolo di settembre
  47. L'Accademia Petrarca opera ininterrottamente dal 1810, da allora ogni settimana si può sentir parlare di argomenti di attualità o di grandi del passato, sempre con rigore e passione
  48. Il profumo buono della biancheria della nonna si compra nel negozio autorizzato dell’Officina Profumo Farmaceutica di Santa Maria Novella. Qui, come a Firenze nella sede storica di Via della Scala, trovate l’inimitabile Pot-Pourri, profumi per la casa e essenze floreali di antica raffinatezza
  49. Ammirare la città dagli spalti della fortezza medicea
  50. La carne chianina è uno dei vanti della provincia. Le chianine sono bestie bianche “solenni come monumenti” dalle carni morbide e saporite, garantite da un consorzio che si è dato un rigido disciplinare molti anni prima degli scandali della mucca pazza. In città l’hamburger più noto non è certo quello di McDonald’s, proviamo Ristoburger?
  51. La scultura più celebre prodotta ad Arezzo? La Chimera! In città non c’è, inutile cercarla. E’ conservata al Museo Archeologico Nazionale di Firenze. Ad Arezzo presso Porta San Lorentino potete trovare una copia in bronzo, laddove essa fu rinvenuta nel 1553
  52. Chi non vorrebbe una casa sull’albero? Ad Arezzo c’è una libreria che si chiama così. Libri per bambini e ragazzi che da grandi faranno gli informatici, i contadini o gli insegnanti, ma che saranno anche un po’ poeti. Tante iniziative, atelier, laboratori letture ad alta voce. Un luogo dove andare e ritornare
  53. Il Casentino è terra di castelli, pievi e “reminiscenze dantesche”. Prima tra tutte tra le mete del divin poeta svetta Romena:
    “Ivi e' Romena la' dov' io falsai
    la lega suggellata del Batista;
    per ch' io il corpo su arso lasciai.
    Ma s' io vedessi qui l' anima trista
    di Guido o d' Alessandro o di lor frate,
    per Fonte Branda non darei la vista”.
    Oggi rimane un castello chiuso da alte mure e preceduto da un viale di alti cipressi, con antiche case d’intorno. Scelse di soggiornarvi anche D’annunzio con Eleonora Duse, qualcosa dovrà pur dire sullo spirito del luogo
  54. Visitare l’oratorio di San Francesco della compagnia delle Sacre Stimmate, un inatteso gioiello Rococò. Si dice che il progetto fu inviato da Antonio Galli da Bibbiena, esimio cittadino, grande architetto e celebrato scenografo
  55. Secondo i suoi abitanti una delle piazze più belle d’Italia, piazza Tanucci a Stia. Per giudicarlo andateci di persona perché ne vale la pena, oppure rivedete Il Ciclone di Pieraccioni, è la piazza del paese
  56. I Conti Guidi, signori medievali del Casentino, segnarono il territorio con le loro fortificazioni, di castelli in Casentino ce ne sono molti. Il nostro preferito è quello di Porciano di cui rimane soltanto una torre e tratti di un muro. Le vecchie pietre grazie alla maestria di Flaminia Spect, la donna che nel corso del novecento ha ristrutturato la proprietà, prendono fuoco d’autunno grazie alla vite americana che le ricopre e l’aria che si respira è di giardino inglese
  57. A Stia c’è un museo dedicato allo scii e generazioni di casentinesi sono cresciute con questa passione. Le piste erano quelle del Monte Gabrendo e della Burraia, oggi le nevicate sono scarse e gli impianti ridotti ad un campetto scuola per ragazzi, meglio allora il trekking con la buona stagione
  58. Dal lanificio di Stia, attraversando il torrente Staggia, potete visitare il Palagio Fiorentino, palazzetto neogotico costruito da Carlo Beni, autore della più famosa guida del Casentino e collezionista di uccelli impagliati conservati oggi nel Museo Ornitologico. Prima di visitarlo pensavo fosse triste, al contrario è un luogo per appassionati e curiosi
  59. D’estate a Stia come a Parigi si fa il bagno nel fiume, peccato che l’Arno da queste parti sia un po’ più freddo della Senna
  60. Il Casentino è la sua foresta. Nel 1993 è stato istituito il Parco nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna
  61. Santa Maria del Sasso a Bibbiena, luogo di antica apparizione mariana
  62. A Cetica si va per comprare le mele e le patate dalla buccia rossa, ma anche per rinfrescarsi in piena estate immergendo i piedi. Se qualcuno ha coraggio può osare di più nelle acque che si dicevano nel medioevo miracolose, che sgorgano a 7 gradi
  63. Il panno del Casentino è una lana oggi famosa in tutto il mondo, spesso in passerella dei maggiori marchi. Era originariamente una  lana grossa, tinta con i colori delle foglie dei boschi della vallata, buona per coprire le bestie e poi per farne pastrani impermeabili per uomini che avevano da stroncarsi la schiena. Le lane raffinate fino al 1700 erano monopolio dell’arte della lana fiorentina, con la liberalizzazione a Stia si affermò un’industria che divenne florida e arrivò ad occupare 500 dipendenti. La sede di questa industria magistralmente restaurata ospita oggi il Museo dell’Arte della Lana, voluto con generosità dalla figlia di uno degli ultimi proprietari, Simonetta Lombard
  64. Ricco il territorio del Casentino di pievi medievali. A Romena vi consigliamo di andare peché oltre ad essere di bellezza austera è luogo di accoglienza e di fraternità. Basterà assistere ad una messa di Don Luigi Verdi per sentirsi a casa
  65. In Casentino c’è un ristorante che se fosse altrove ci vorrebbero mesi di anticipo per guadagnarsi un tavolo, essendo la vallata scarsamente popolata basta qualche settimana. Si chiama la Tana degli Orsi, serve cibo di presidio e grandi vini da tempi immemorabili
  66. Per secoli gli abitanti del Casentino si sono sfamati a castagne. Un borgo per tutti ne celebra la memoria, Raggiolo, un mucchio di case abbarbicate sulla pendice di un colle, un mulino restaurato e un seccatoio in funzione. A novembre se si è fortunati si può passare la serata a sentire storie intorno al fuoco in compagnia degli anziani del paese che vigilano l’essiccamento delle castagne
  67. Di ville ottocentesche in Casentino ce n’è una sola, d’altra parte il territorio non era dei più ricchi. Villa Siemoni a Sala, edificata da Carlo Siemoni, ingegnere forestale che dalla Boemia nel 1837
  68. Il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi offre uno dei più spettacolari foliage d’Italia. Magnifici i boschi di faggi rossi, ancora più belli con i tappeti di foglie a terra e le brume che li avvolgono
  69. Andare di paese in paese, di chiesa in chiesa sulla traccia delle maioliche invetriate dei Della Robbia
  70. Immergersi nella natura selvaggia dello Zoo di Poppi e guardare negli occhi una lince, vedere finalmente il timidissimo tasso, ammirare lupi e grandi rapaci e fare amicizia con un orso bruno
  71. Comprare le farine del mulino Grifoni di Pagliericcio macinate a pietra
  72. Tra i tanti castelli del Casentino ce ne è uno, quello di Castel San Niccolò, dove forse c’è un fantasma. Sicuramente c’è stato un santo protettore, Giovanni Biondi, il maestro elementare che lo comprò dedicando al restauro e alla valorizzazione la sua vita
  73. La valle intorno al monte de La Verna è detta santa perché benedetta dal possente monte. Attraversarla nel percorso che da Chiusi della Verna porta verso Corezzo significa inoltrarsi tra calanchi dall’aspetto lunare
  74. Punto di partenza per belle passeggiate, il pianoro della Madonna di Montalto sopra Papiano, nel comune di Stia
  75. Esiste una stonehenge casentinese, si tratta del sasso del regio rinvenuto tra Porciano e Santa Maria delle Grazie nel comune di Stia. E’ un calendario luni-solare risalente al neolitico
  76. In una sera d’estate potreste avere la fortuna di partecipare ad una visita guidata di palazzi settecenteschi del centro storico di  Bibbiena. Scoprirete gioielli nascosti
  77. Camaldoli è un luogo da scoprire poco alla volta. Potete visitare la sua farmacia e comprare la celebre cioccolata, cercando ristoro alla calura in mezzo alle abetine, raccogliendo castagne in autunno, visitando l’eremo e la cella di San Romualdo per poi partecipare ad una sessione di lavori all’interno del convento in cui sentirete idee originali rispetto al pensiero dominante
  78. A Stia il carnevale si celebra più o meno dal 1880, con maschere eleganti e carri allegorici
  79. A Pratovecchio le strade del centro d’estate sono decorate con gerani ad ogni arco dei portici, a molti balconi e a tutte le porte. Complimenti
  80. Di motivi per andare a La Verna, santuario francescano costruito nel luogo dove San Francesco ricevette le stigmate, ce ne sono moltissimi, devozionali e artistici, quello che mi fa tornare ogni settembre sono i ciclamini spontanei del bosco della Penna
  81. Nelle foreste di Camaldoli c’è il castagno Miraglia, secolare esemplare dal tronco ricurvo e contorto, eroico nel suo permanere
  82. I boschi del casentino sono ricchissimi in funghi porcini ma anche pregiati ovuli, l’autunno è la miglior stagione per venire da queste parti
  83. La toscana ha pagato un tributo di sangue altissimo alla guerra partigiana. Camminare per il villaggio di Vallucciole dove furono uccise 108 poersone in una rappresaglia fa venire i brividi
  84. Rilassarsi in uno degli agriturismi del casentino scegliendo tra dimore signorili e vecchie case contadine. Per esempio Borgo Corsignano
  85. Tante le pievi romaniche nell’alto casentino: Romena, Stia, Strada, Montemignaio. Nel basso casentino una sola, unica, pieve a Socana, 2600 anni di storia, tre civiltà: l’etrusca, la romana e la cristiana
  86. Una dolce colazione al Toscana Twist, scegliendo quale cestino da picnic portarsi a casa per le gite fuori porta del weekend
  87. A fine agosto si può gustare buon vino passeggiando tra le vie del centro storico di Poppi, divertendosi a scendere in vecchie cantine di palazzi ormai disabitati
  88. Il castello più famoso del casentino domina uno dei borghi più belli d’Italia, Poppi
  89. In uno dei suoi vicoli di Bibbiena c’è una botteghina che più piccola non si può, dentro un pane delle meraviglie, impastato con il lievito madre vecchio di decenni. Se volete provarlo dovete andare intorno alle dieci del mattino, poiché prima non è sfornato e dopo non lo troverete più. Per trovarlo chiedete a chiunque in paese, si chiama il Forno del Masetti
  90. Una pausa dalle ragazze del “Panda”, per lasciarsi tentare dagli straordinari decori casalinghi e dalle loro composizioni certosine
  91. I centri storici del casentino sono ormai quasi del tutto spopolati. Qua e là in mezzo all’abbandono si nasconde qualche tesoro, la profumeria Ducci a Bibbiena per esempio. Provate i suoi profumi ispirati ai giardini di toscana
  92. In Casentino di artigiani non ce ne sono più tanti, ma qualche giovane appassionato che sceglie la bottega si trova ancora. A Bibbiena un esempio su tutti è l’Atelier delle Donne Toscane Decorazioni
  93. Il casentino è terra povera di montagne e foreste, la gente viveva di legna e carbone ma anche di pastorizia, con le greggi portate a svernare in maremma. Uno dei paesi della transumanza è il Borgo di Valagnesi, ormai quasi disabitato, si affaccia a meridione e prende il sole in faccia, cosicchè le case della miseria di un tempo siano oggi luoghi di villeggiatura apprezzati
  94. Castel San Niccolò è il paese della pietra lavorata. Se cercate un caminetto in pietra serena qui ci sono ancora scalpellini pronti ad eseguire il vostro disegno
  95. La Biennale d’Arte Fabbrile di Stia è un appuntamento immancabile, oltre agli artigiani locali troverete artisti di tutte le parti d’Italia
  96. Sempre in tema di ferro da queste parti c’è un maestro, il Caporali di Santa Mama. Il suo ferro è leggero come il vetro tanto che lui l’ha chiamato ferro soffiato. Se comprate un letto vi consegna anche la chiave fatta a mano che vi aiuterà nel caso voleste smontarlo e rimontarlo
  97. Scoprire i 137 elementi, fra specie e varietà, dell’arboreto intitolato a Carlo Siemoni a Badia Prataglia, tutti individuati da cartello esplicativo
  98. Un balletto in una piazza d’armi? Un fado con sullo sfondo una torre medievale? Musica da camera in un chiostro rinascimentale? I Casentino Pievi e Castelli in Musica propone da anni nei luoghi più belli della vallata spettacoli di alta qualità
  99. Un pic nic e, per chi ha più coraggio, una notte in una case della Forestale. Se di notte sentite strani rumori nessuna paura, non sono topi ma ghiri
  100. Andare a comprare l’albero di Natale da “Pistacchio”, o più semplicemente come ho fatto io una tra le tante specie di orchidee da regalare alla suocera al primo (forse secondo) appuntamento

Grazie a visitarezzo.com per il supporto!

01 Mar 2016
Ellebori, i fiori che amano l'inverno

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Qualche giorno fa ho ricevuto un regalo tanto inatteso quanto gradito. Sono arrivata a casa e ho trovato ad aspettarmi un pacco spedito via corriere; l’ho aperto e dentro c’erano cinque piccole piante in fiore. Non conoscevo i loro nomi ma avevano un aspetto familiare e il biglietto mi informava che quello che avevo ricevuto era l’invito a dar vita ad una collezione di Ellebori. L’amica, il cui gioco preferito è la libera associazione di idee, mi raccontava sul biglietto:

"Cara Maria, per te 5 piante di Ellebori. Non so se li conosci, io li adoro. Sono quelli che, prima di avere qualsiasi nozione botanica, chiamavo ranuncoli del bosco perchè nascono e fioriscono spontaneamente e abbondantemente nei nostri sottoboschi. Alcuni ranuncoli hanno il fiore a campanula, i pistilli evidenti e il portamento elegante a stelo alto ed in effetti appartengono alla stessa famiglia solo che sono verdi anche nel fiore (parlo della specie Helleborus Niger). Questo essere tutti verdi me li ha resi particolarmente simpatici. Li ho trovati generosi per le loro fioriture abbondanti ma anche ritrosi e pudichi nel non volersi mostrare. Il fatto poi che fioriscano d’inverno in mezzo alle sterpaglie o facendosi largo tra un tappeto di foglie secche spuntando dalla neve mi ha riempito di gratitudine per il loro coraggio".

DSC_0233.jpgCredits: Giardino Metropolitano

"Poi ho iniziato a vederli in vendita presso negozi e vivai e ho saputo che si chiamano anche Rosa di Natale e sono particolarmente apprezzati nel mondo anglosassone per la loro fioritura invernale che si presta a farne composizioni natalizie. Andando per mostre ho scoperto che ve ne sono di molti tipi: rosa, rossi, cremisi, neri, semplici, doppi, guttati e mi sono entusiasmata. Ti faccio dono di cinque esemplari perché anche tu li possa apprezzare e perché il loro uso in terrazzi e cortili si diffonda. Ti confesso che spero che siano l’inizio di un amore che, come avviene per me, ti porti in giro per luoghi incantati a conoscere persone appassionate e a vedere giardini custoditi con devozione".

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Due luoghi che vi consiglio di visitare: il vivaio del Signor Furlanis sul Lago di Como. Potete comprarle anche voi su internet e farvele spedire in tutta Italia. Il Giardino degli Ellebori di Pietra Ligure, un cottage garden cinto da alti muri in pietra che ospita una National Collection, ovvero tutti gli esemplari esistenti di Ellebori.
Vi consiglio di sistemarli in un luogo ben visibile in modo che nelle mattine di tardo inverno, quando la primavera sembrerà non arrivare più, possiate trarne consolazione e speranza!

29 Feb 2016
Antigravity Yoga: 60 minuti a testa in giù

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Da quando mi sono trasferita a Milano l’unica attività fisica che mi concedo è la passeggiata casa-ufficio ufficio-casa. Sento nostalgia delle vecchie e sane abitudini ma a pensarci bene dove potrei trovare una palestra esteticamente più straordinaria di Milano città?

Ho sempre provato ammirazione per chi concede alla palestra la propria costanza, poiché io smisi di credere nella mia dopo essermi iscritta senza frequentare nemmeno la lezione di prova. E’ più forte di me, il mio corpo si ribella all’idea di indossare i pantaloni push up per andare a sculettare sul tapis roulant, ed io non posso che comprenderlo. Nonostante tutto, quando Grazia.it mi ha proposto di andare alla scoperta di nuovi corsi, non mi sono tirata indietro e mi sono documentata con precisione su tutti i nuovi allenamenti Virgin Active.
L’Antigravity Yoga è risultato il più seducente, quindi ho preparato borsone e energia per andare a trascorrere 60 minuti a testa in giù (e per sentirmi meno in colpa all’idea di accogliere a Milano un’ondata di modelle scolpite in occasione della Fashion Week).

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Ho presenziato ad un solo allenamento, per ora, ma una volta uscita già sentivo il bisogno di ritornare. E’ una sensazione piacevole quanto inaspettata, concessa sia dal coinvolgimento dell’insegnante che della voglia di lasciarsi andare. Perché quando ci si trova a testa in giù avvinghiate al tessuto di un’amaca l’unica fiducia che si deve avere è nei confronti di te stessa e il traguardo è intriso di soddisfazione. Superata la paura è straordinario abbandonarsi all’allungamento muscolare, ai più intimi pensieri associati a una ginnastica così dolce da farci dimenticare che la città fuori è in fermento.

Controllare il corpo e le emozioni significa riscoprirsi padroni della propria anima, all’interno di una dimensione che esprime armonia ed equilibrio. Le posture aeree sono brevi ma intense e uniscono forza, flessibilità e sospensione, per permettere alla muscolatura di lavorare intensamente. Yoga, ginnastica ritmica e pilates in un unico movimento, che ha come obiettivo quello di garantire il benessere fisico ma soprattutto quello mentale!

15 Feb 2016
Giveaway di San Valentino: the winner is...

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Eccoci pronte a svelarvi il nome della vincitrice di questo romantico Giveaway! Premettiamo di aver inserito nella lista alcune partecipanti che non sono riuscite, per ragioni tecniche, a commentare questo articolo.

  1. Carlotta Baffoni
  2. Cristina Ciferri
  3. Marialice Pompili
  4. Cinzia Catalucci
  5. Alessandra Trotto
  6. Barbara Galle
  7. Francesca Fraccalvieri
  8. Carmen Rossi
  9. Anna Spiridigliozzi
  10. Sandy Monroe
  11. Laura Siciliano
  12. Florinda Fraccalvieri
  13. Alexia Bandieri
  14. Anna Giacomobono
  15. Jenna Colantoni
  16. Corinne Spiriti
  17. Valentina Gregori
  18. Pina Alario
  19. Anna Boccuni
  20. Giusy Taccetta
  21. Rosy Covini
  22. Daria Traversa
  23. Nadia Marzaroli
  24. Melissa Gambasin
  25. Patrizia Grazzani
  26. Angelica Gasperini
  27. Valentina Mazzocchi
  28. Laura Riva
  29. Sara Martino
  30. Giusy De Stefano
  31. Autilia De Simone
  32. Monica Mosciano
  33. Milu Barbara
  34. Chicca Tamburrino
  35. Grazia Russo
  36. Alessandra Ricciardi
  37. Giuditta Marcolongo
  38. Francesca Gianfreda
  39. Alessandra Caterino
  40. Bettina Balzani
  41. Antonella Marmo
  42. Emilia Mitrovic
  43. Martina Giambi
  44. Ilary Falk
  45. Giulia Perticarini
  46. Carla Antognoni
  47. Gilda Martella
  48. Adelina De Franchis
  49. Vincenza Nappa
  50. Maria Giannini
  51. Raffaella Gaminara
  52. Margherita Martini
  53. Silvia Lupo
  54. Veronica De Stefani
  55. Maria Elena Marzario
  56. Gloria Spignoli
  57. Mallia Sheila
  58. Alessandra Colacicco
  59. Nadia Beo
  60. Michela Sini
  61. Floriana Giliberto

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Congratulazioni Monica, il team di Blanc MariClò si prenderà cura dell'invio del tuo regalo! Grazie a tutte voi per aver partecipato!

15 Feb 2016
100 cose da fare a Bologna

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Ogni città italiana porta con sé il fascino di un soprannome che la preannuncia e Bologna ne possiede  tre: “la dotta, la grassa, la rossa”.

Ho scritto questo articolo a quattro mani, insieme all’amica più curiosa che potessi desiderare: Michela. Letteratura, giardini, architettura e naturalmente viaggi, insieme a lei riscopro l’arte della conoscenza attraverso occhi esperti e concreti. Così ci siamo ritrovate a dedicare il nostro tempo alla ricerca di curiosità, dettagli, innovazioni e tradizioni di una città che ha per me un profondo valore affettivo e che accoglie l’anima di chi la visita con delicato e contagioso entusiasmo.

100 cose da fare a Bologna

  1. Andare alla biblioteca dell’Archiginnasio e consultare uno dei circa 22.000 volumi disponibili nelle sale
  2. Godersi i 26 ettari dei Giardini Margherita secondo i propri gusti: accompagnando i bambini, passeggiando per i vialetti, facendo jogging al mattino, amoreggiando in una panchina all’ombra di un grande albero
  3. Partecipare ad uno spettacolo sul sagrato della Basilica di Santo Stefano godendo dell’armonia di uno degli scorci più amati della città
  4. Entrare alla ex Borsa Merci in un giorno d’inverno per trovare riparo dal freddo, perdersi tra i libri della biblioteca e dimenticarsi degli amici con cui ci eravamo dati appuntamento in Piazza Maggiore
  5. Andare A colazione da Bianca in via Santo Stefano con gli amici, la mamma o i nonni, non importa. Tanto Bianca piace a tutti, sempre, poiché è possibile sentirsi a Parigi anche nel cuore di Bologna
  6. Fare sfoggio di grande abilità in cucina vantandosi di cucinare i tortellini perfetti. Se manca il tempo per tirare la pasta non c’è da preoccuparsi, ci pensa la salsamenteria Tamburini. Ma mi raccomando: non ditelo!
  7. Comprare una fotografia originale alla mostra fotografica Ono Arte Contemporanea
  8. Andare in pellegrinaggio sulle tracce di Morandi visitando la sua casa in via Fondazza 36, per farsi commuovere dalla poesia delle cose di tutti i giorni, educandosi alla contemplazione delle tonalità sospese
  9. Soffermarsi in via Irnerio ad osservare la sede fascista monumentale della Zanichelli, esempio plastico della grandezza della casa editrice
  10. Uscire di casa in un giorno di pioggia sapendo di dover attraversare la   città e potersi permettere di lasciare a casa l’ombrello, tanto ci sono i portici
  11. Camminare sotto ai portici (appunto) di via Indipendenza e sentirsi a casa ascoltando la melodia proveniente dal sassofono di Carlo Spongano, un concittadino prezioso quanto il suo inseparabile cane clown
  12. Addentrarsi negli stretti passaggi e nei cortili nascosti del Ghetto Ebraico alla ricerca di piccoli tesori di artigianato
  13. Sentirsi nella Bologna d’un tempo all’Osteria delle Sette Chiese, nei pressi di Strada Maggiore, dove assaporare crescentine, tigelle e salumi squisitamente bolognesi su tovagliette di carta
  14. Andare alla Fondazione Golinelli per farsi stupire dalla ricchezza delle iniziative e riscoprire l’ottimismo della volontà
  15. Procurarsi il numero dello spaccio aziendale de La Perla in via Enrico Mattei e comprare costumi, intimo, pigiami ma soprattutto una vestaglia in seta degna di Elizabeth Taylor, Marilyn Monroe, Greta Garbo
  16. Comprare da mangiare nelle botteghe gastronomiche per poi andare all’Osteria del Sole dove bere ottimo vino
  17. In una notte d’estate superare le transenne di Via Mascarella (rigorosamente a piedi) e godersi un concertino al Salotto del Jazz
  18. Assistere all’opera del Teatro Comunale all’interno di un palco con decorazioni settecentesche realizzate sulla base del gusto del palchettista. Un viaggio nel tempo!
  19. Ammirare il rosso dei palazzi e delle tende alle finestre. Come diceva Piovene: “Bologna è bella per la carica, per l’abbondanza del colore; ed il colore che la satura è prevalentemente il rosso o il rossastro, il più fisico, quello che richiama di più al corpo e al sangue umani”
  20. Andare a fare la spesa tra Via Clavature e Via delle Pescherie e tornare a casa con un cono a 10 steli comprato dalle fioriste di Frida’s
  21. Comprare le caldarroste dal caldarrostaio più chic d’italia con il banco di acciaio inox. Sapete che lui è il geniale inventore del sacchetto per le caldarroste con la busta per i gusci?
  22. Un tour della città alla scoperta delle opere di Street Art di Blu e Ericailcane
  23. Godere di un momento conviviale a tutte le ore del giorno Al Mercato delle Erbe di Bologna: Altro?
  24. Consultare uno dei fascicoli in corso delle oltre 500 riviste della Biblioteca del Mulino. La biblioteca è specializzata in scienze umane e sociali, è aperta al pubblico dal 1991 e conserva oltre 3000 riviste italiane e straniere
  25. L’asilo nido del terzo millennio? E’ a Bologna in quartiere San Donato e si chiama Filonido. Ambienti che riproducono lo spazio domestico, materiali naturali e tanta luce. I bambini non piangono, per i genitori c’è il muro del pianto all’ingresso
  26. L’ultima volta che siete stati a Venezia siete andati in pellegrinaggio al negozio Olivetti per ammirare le meraviglie di Carlo Scarpa? Allora sappiate che anche a Bologna c’è un negozio di Carlo Scarpa, Gavina. Solo per intenditori
  27. C’è un campo giochi sperimentale per bambini nelle vicinanze di Piazza Verdi, si chiama Giardino del Guasto perché è stato costruito sulle macerie di un palazzo nobiliare del 1500. Non conosco la prossima iniziativa ma ho visto l’ultima: Lucia s’illumina, uno spettacolo di luci dalle 17:30 in poi nella notte più lunga dell’anno. Per partecipare era necessario portare una candela, un mandarino e un biscotto, alla cioccolata ci hanno pensato loro. Un applauso
  28. Frequentare una primaria università americana senza rinunciare al buon cibo italiano? A Bologna si può dal 1955, la prestigiosissima John Hopkins University, forma la classe dirigente del domani
  29. Tornare bambini sul trenino rosso che attraversa Piazza Malpighi, Piazza San Francesco, Piazza di Porta Saragozza, il Meloncello per poi inerpicarsi lungo il famoso portico spedito verso il santuario di San Luca
  30. Sapevate che uno dei monumenti più celebri di Milano e il simbolo del lusso nel mondo, la Galleria Vittorio Emanuele, l’ha fatta un bolognese? L’architetto Mengoni di Fontanelice. A Bologna è sua la sede della Banca Commerciale, osservatela poiché di similitudini ce ne sono
  31. Uno sguardo alla facciata liberty dell’ex-Manifattura Tabacchi, oggi cineteca di Bologna e vera e propria cittadella dell’audiovisivo
  32. Godersi un film d’estate sotto a un cielo di stelle avendo come cornice Piazza Maggiore
  33. Comprare un vinile al Disco D’oro
  34. Sfoggiare un sorriso spumeggiante per poter entrare nella Chiesa parrocchiale e priorale dedicata a Santa Maria Maddalena. Il sorriso è la chiave per l’accesso, in caso contrario le porte rimarranno serrate. Provare per credere
  35. Mappare il proprio terrazzo nella Community Garden di Gramigna, la mappa invasiva di orti urbani e aree verdi nata a Bologna
  36. La manifattura delle arti, la Salara, il museo Morandi, in una parola MamBo: il paradiso
  37. Visitare il Cimitero monumentale della Certosa, sulle orme dei visitatori del passato Byron, Dickens, Mommsen e Sthendal, tra misteri, simboli esoterici e grandi gruppi scultorei
  38. Commuoversi di fronte al memoriale dell’olocausto
  39. Assistere ad uno spettacolo di prosa al Teatro Duse
  40. Lasciarsi commuovere dal Piccolo Coro dell’Antoniano che accompagna i piccoli interpreti delle canzoni allo Zecchino d'Oro
  41. Godersi in tarda primavera il profumo dolcissimo del doppio filare di Tigli tomentosi inserito nella banca dati degli alberi monumentali della Regione Emilia Romagna, in via Rigosa 15
  42. Concedersi una cena autenticamente emiliana all’Osteria della Tigre, aspettando di sentire Cremonini intonare “Domani sarà un giorno migliore vedrai” dal tavolo accanto al vostro (ed è qui che Marco mise l’anello al dito della mia Margherita)
  43. Affidarsi a perfetti interpreti della personalità e cambiare il proprio look da Orea Malià
  44. Addolcire il palato, il cuore e l’anima concedendosi una fonduta di cioccolato nello storico cafè Zanarini
  45. Godere della travolgente contaminazione artistica offerta da Le serre dei Giardini Margherita
  46. Ammirare nella centralissima Via Indipendenza la splendida palazzina in stile liberty commissionata dalla famiglia Majani all’architetto Sezanne
  47. Lo confessiamo senza vergogna: ci piacciono le case, ma soprattutto ci piacciono le case degli artisti e dei pittori. Casa Carducci è imperdibile, basta dire che la fece monumento nazionale la Regina Margherita in persona, del resto lo sanno tutti che aveva una grande passione per il poeta. Alla signora Elvira toccò anche ritrovarsi inquilina della sovrana
  48. Gustarsi un cono panna e cioccolato non in gelateria, bensì nella boutique del gelato. La funivia è una vera goduria per il palato, che sia estate o inverno. A confermarlo sono le interminabili lunghe code sotto al portico
  49. Anche se con la ricchezza delle botteghe storiche e dei laboratori artigiani di Bologna può sembrare uno scandalo, lasciatevi tentare ogni tanto da una passeggiata in Galleria Cavour dove fanno bella mostra di sé i migliori brand del lusso mondiale
  50. Un tuffo nel passato? La Barberia Marchi di Piazza Cavour. Arredi immutati dal 1870, atmosfera e arredi da veri gentleman
  51. Conversare con beata spensieratezza nella raffinata Via D’Azeglio, una delle più eleganti vie del centro città
  52. Sentirti casalinghe ideali andando all’Aguzzeria del Cavallo, una bottega storica che vende di tutto, dai coltellini svizzeri ai paioli per cuocere la polenta
  53. Aiutare i vostri piccoli a scoprire il gioco libero all’aria aperta, la manualità, l’uso dei sensi attraverso un’esperienza di completa immersione nel bosco come quella promossa dal progetto de La scuola nel bosco di Villa Ghigi
  54. Dedicarsi alla scoperta del linguaggio dei fumetti al BilBOlbul, il festival internazionale di fumetto
  55. Avete scritto una storia per il vostro bambino e ce l’avete pronta nel cassetto? Andate alla Fiera del Libro per Ragazzi, scoprirete che pubblicarla è più facile di quanto crediate
  56. Esistono opere che hanno la capacità di riassumere in sé il carattere di un luogo. Se andate a Roma sopra qualunque altra cosa c’è la Cappella Sistina, se andate a Napoli c’è la Cappella Sanseverino con il Cristo Velato, se venite a Bologna c’è l’Arca di San Domenico nella chiesa omonima
  57. Scoprire la più grande arte italiana contemporanea ad Artefiera
  58. Confidare i più intimi segreti in una notte d’estate nella piazzetta che accoglie la Chiesa di San Giovanni in Monte, alle amiche più care di una vita
  59. Svegliarsi presto al sabato mattina per andare al mercato vecchio nei pressi di Via delle Pescherie, dove comprare pesce fresco per il pranzo e ascoltare i commenti più o meno coinvolgenti degli anziani riguardo al pescato del giorno
  60. Ammirare le figure “sterminatamente piangenti” del Compianto sul Cristo Morto di Niccolò dell’Arca nella chiesa di Santa Maria della Vita
  61. Comprare il pane appena sfornato da Atti, storico panificio bolognese, così come dolcezze per il palato
  62. Quattro salti al Robot Festival
  63. Sedersi sul “crescentone” in Piazza Maggiore e guardare i bambini rincorrersi spensierati
  64. Un corso di cucina professionale da “A Scuola di gusto”
  65. Far parte di una vera e propria Orchestra Senzaspine insieme a giovani e promettenti musicisti professionisti
  66. Andreste mai ad Assisi senza andare alla basilica di San Francesco a vedere Giotto? Allora non potete andare a Bologna e non visitare la chiesa di San Domenico
  67. L’università di Bologna conferì il 6 febbraio del 1998 la Laurea Honoris Causa a Federico Zeri. Lui il 29 settembre dello stesso anno ricambiò la cortesia donando all’Università la sua villa, le sue collezioni e la sua biblioteca. Vengono le vertigini al solo pensiero dell’erudizione infinita di quell’uomo che come diceva Arbasino se non ci fosse stato, si sarebbe dovuto inventarlo
  68. Salire le scalette in legno fino alla sommità della Torre degli Asinelli per poi ammirare l’intera città a 360°
  69. Una lezione di yoga immersi nella natura Ai 300 scalini
  70. Un concerto rock in Vicolo Bolognetti
  71. Immatricolarsi all’Alma Mater Studiorum e vantare gli studi nella prima università del mondo occidentale
  72. Mangiare piadine e crescioni realizzati secondo l’autentica tradizione romagnola in Via Borgonovo 17
  73. Comprare una giacca anni ‘80 di Moschino da Upper Vintage in Via Castiglioni
  74. Mangiare un piatto di tortellini in brodo alla trattoria di Eataly sfogliando l’ultimo libro della Pellegrino
  75. Ammirare la facciata marmorea della Basilica di San Petronio riparati dal sole sotto al voltone del Podestà
  76. Darsi appuntamento sotto al Zigànt, la fontana Nettuno, della quale esiste una copia esatta a Bruxelles nel quartiere dell’esposizione universale voluta da Re Leopoldo II del Belgio
  77. Aprire una finestrella in Via Piella 16 e avere la sensazione di ritrovarsi a Venezia
  78. Un tuffo nel passato tra le opere di Raffaello, Carracci, Parmigianino e Tintoretto alla Pinacoteca Comunale
  79. Fare un salto di sabato mattina al Mercato della Piazzola, insomma alla Montagnola, per un imperdibile affare vintage
  80. Posizionarsi negli angoli opposti del Voltone del Podestà per testare la veridicità del famoso effetto acustico del Voltone
  81. Visitare il Teatro Anatomico in legno intagliato all’interno dell’Archiginnasio
  82. Ma anche l’aula dello Stabat Mater dove Einstein tenne tre conferenze
  83. Un pranzo studentesco all’osteria dell’Orsa, dove immutato è il fascino degli anni ‘70
  84. Prendere il biglietto e mettersi in fila, pregustando il gelato di Stefino
  85. Frequentare il centro polifunzionale MAST, voluto da Isabella Seragnoli del gruppo Coesia, per offrire servizi ai propri collaboratori e alla comunità. L’edificio, dalle forme essenziali e dai volumi importanti, è alleggerito da materiali traslucidi e di notte, quando si illumina come una lanterna, spande tutto intorno la sua aurea. Bellissime le mostre fotografiche sull’industria e il lavoro. Gratitudine è il sentimento che si prova per quest’opera e soprattutto per il sentimento che l’ha ispirato: il rispetto per l’uomo e il suo lavoro
  86. Entrare a far parte della clientela “affamata ed esigente” de Le Sfogline, per riscoprire la genuinità dei prodotti della tradizione bolognese
  87. Approfittare del vostro compleanno per andare da Gallina Smilza a comprare piatti, bicchieri fantasia, candeline, vasetti da popcorn, cannucce decorate tutto rigorosamente nella palette del pastello. Molto giappo, assolutamente delizioso
  88. Chi ha detto che è necessario arrivare in Oregon? Si può ammirare una sequoia secolare anche al Parco Melloni, a pochi passi dal centro di Bologna
  89. Presenziare ai festeggiamenti di un neolaureato in piazza Verdi
  90. Visitare l’Orto Botanico di via Irnerio, uno dei più antichi giardini d’Europa contenente circa 1200 specie diverse
  91. Rifugiarsi da Ruggine per un brunch domenicale dal twist newyorkese
  92. Comprare un biglietto per andare allo Stadio Dall’Ara a vedere il Bologna
  93. Addentrarsi all’interno del cortile di Palazzo D’Accursio per osservare le lancette dell’orologio settecentesco, opera di Rinaldo Gandolfi, scorrere nuovamente dopo esser state ferme trent’anni (l’orologio ha ripreso a funzionare nel 2014 grazie al lavoro della storica Maison di Lusso Montblanc)
  94. Sedersi una sera di primavera in Piazza Santo Stefano, per contemplare il tramonto e uno degli scorci più pittoresci della città: il Complesso delle Sette Chiese
  95. Una lasagna take away in fondo a Via del Pratello fino a tarda notte
  96. Buttare un bacio e un sorriso affettuoso alla casa di Lucio Dalla,
  97. Scoprire oltre quaranta giardini privati bolognesi segreti a metà Maggio, quando il verde è al massimo del suo splendore, con Diverdeinverde (Fondazione Villa Ghigi)
  98. Tremare alla stazione di fronte allo squarcio nel muro e al cratere causato dallo scoppio della bomba nel 1980
  99. Scoprire nuovi scorci cittadini in bicicletta, percorrendo su due ruote la pista ciclabile che sorge sul binario che un tempo raggiungeva le officine Casaralta
  100. Attraversare Via Paolo Fabbri, soffermarsi di fronte al civico 43 e immaginare di sentire le parole di Guccini che descrivono Bologna come “una vecchia signora dai fianchi un po' molli”.
09 Feb 2016
Roma, dove dormire: un soggiorno da sogno al G-Rough Hotel

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Roma è una delle città più emozionanti del mondo. Il centro storico, racchiuso all'interno delle mura aureliane e da quelle gianicolensi, accoglie quartieri vissuti dal look sbiadito, così vanitosi ed eleganti allo stesso tempo. Ed è in questo contesto così colmo di storia che spegne la sua prima candelina il G-Rough, un hotel a cinque stelle dal lusso decisamente non convenzionale. E' il risultato del restauro di una palazzina seicentesca nel cuore di Roma affacciata sulla cupola di Sant’Agnese di Piazza Navona, un omaggio al più bel design italiano dagli anni ’30 ai ’70.

Il nome “rough”, che significa grezzo, esprime l'idea di un lusso esperienziale che intreccia passato e futuro con una naturalezza disarmante. "L'obiettivo è quello di garantire al pubblico un'esperienza unica ed irripetibile, attraverso cui riuscire a scoprire pienamente le caratteristiche della città, il senso più profondo della cultura locale" - e secondo me è stato pienamente raggiunto!

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G Rough dettagli living.jpgG Rough dettagli.jpgG Rough letto.jpgG Rough lusso.jpgG Rough ROma living.jpgG Rough suite Gallery.jpgG Rough suites gallery.jpgG rough suites.jpgG Rough zona giorno.jpgG Rough.jpgG-Rough-Rome-08.jpgGROugh gallery suites.jpg

07 Feb 2016
Giveaway di San Valentino con Blanc MariClò

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E' tempo di Giveaway! Siete pronti?

Violet Wool e Blanc MariClò hanno deciso, in occasione di San Valentino, di festeggiare insieme a voi con il lancio di un romantico contest!
Partecipando potrete infatti vincere un set di tovagliette a forma di cuore MargotCollection, una lanterna secchiello portacandele ed un terzo gift che soltanto il vincitore potrà scartare e quindi scoprire!

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Come potrete vincere il Giveaway di Violet Wool?
Ecco le semplice regole da rispettare per poter partecipare al conocorso correttamente:

  1. Andate sulla pagina Facebook di Blanc MariClò e diventate fan (la trovate QUI)
  2. Condividete questa iniziativa (quindi questo articolo) su Facebook
  3. Lasciate un commento sotto a questo articolo specificando: il vostro nome e cognome, il vostro indirizzo e-mail e il titolo della canzone d'amore che più vi emoziona.

Quando scade il Giveaway?
Potrete partecipare fino a domenica 14 febbraio a mezzanotte!
Il vincitore sarà annunciato ufficialmente su Violet Wool lunedì 15 febbraio!

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Il giorno di San Valentino, oltre a scoprire il fortunato vincitore, presso tutti gli store di California Bakery a Milano le coppie riceveranno in omaggio un pacchettino contenente due tovagliette firmate Blanc MariClò (chiaramente diverse da quelle in palio in questo Giveaway).
A Firenze invece l'iniziativa sarà realizzata il collaborazione con il concept-restaurant La Ménagère e i fioristi di Jardin Divers.

Buona fortuna!

02 Feb 2016
Come trasformare una vecchia officina in un loft di design

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Oggi torno in Emilia Romagna, perlomeno virtualmente. In centro a Bologna una vecchia officina meccanica è stata trasformata in un ampio e luminoso loft, dove lo stile industriale si fonde a un twist retrò e a pezzi di design senza tempo. La luce è anch'essa protagonista dell'arredo grazie alle enormi porte finestre affacciate sul giardino interno, e la zona living si veste di un'accoglienza imperturbabile.

Mi sono innamorata della luce, così come di questo vecchio tavolo da lavoro in legno recuperato. Le dimensioni della zona giorno sono eccezionali e la disposizione dei complementi d'arredo è decisamente funzionale.

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Il progetto è firmato da due giovani architetti, Sara Bergami e Luca Bertacchi, che hanno deciso di non stravolgere il progetto iniziale, bensì di sfruttare nel migliore dei modi tutto lo spazio a disposizione senza intervenire con drastici cambiamenti estetici. Grazie all'altezza dei soffitti l'immobile si articola anche in un piano superiore soppalcato che permette la dilatazione dello spazio in verticale. Qui troviamo una passerella, una zona relax e una zona notte che si affaccia sul living del piano terra grazie ad una scenica vetrata fissa.

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Credits: Fabio Mantovani / divisare.com

Se siete alla ricerca di idee e suggestioni di design per arredare il vostro loft non perdetevi il mio articolo su Grazia.it: Come arredare un loft!

27 Gen 2016
Stickers decorativi per le pareti di casa

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Negli ultimi giorni mi sono messa alla ricerca di qualche decorazione murale. Nella mia nuova casa ho un'intera parete da riempire e, anche se inizialmente l'idea era quella di creare una composzione di cornici vuote di diversi formati, su Shoppable ho scoperto tantissimi stickers da parete super divertenti. Potrete decidere di affacciarvi a una finestra parigina contemplando la Tour Eiffel ogni mattina, oppure di ingannare amorevolmente gli ospiti con un divano extra large disegnato sul muro! Ecco i miei preferiti, quali sono i vostri?

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