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10 Apr 2016
Il design incontra il vintage

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Sono appena tornata da Valencia e ho lasciato la valigia mezza piena ai piedi del letto. Ogni volta che torno da un viaggio la lascio lì per un po', come a voler mantenere viva l'illusione di poter ripartire. E  mentre ripenso ai luoghi straordinari che ho visitato voglio condividere con voi qualcosa di altrettanto eccezionale, per ispirare i vostri interni primaverili e celebrare la bellezza della luce, del design e di un vintage immacolato.

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Credits: Jonas Lundberg
Stylist: Anna Truelsen

10 Apr 2016
Design meets vintage

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I've just come back from Valencia and I left my full suitcase at the foot of the bed. Whenever I return from a trip I leave it there for a while, as if I could leave again immediately.
While I think of the extraordinary places that I visited I want to share with you something equally awesome, to inspire your spring house and celebrate the beauty of light, design and vintage.

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Credits: Jonas Lundberg
Stylist: Anna Truelsen

05 Apr 2016
Salone del mobile: 7 B&B dove dormire a Milano

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A pochi giorni dal Salone del Mobile, l'evento più importante dell'anno (sì, anche più della Fashion Week), Milano si prepara ad accogliere il più bel Design contemporaneo e a custodirlo nelle più strabilianti corti segrete della città. La vera anima della Design Week è il Fuorisalone che si esprime tra le storiche vie del centro, ed è tra questi tetti che voglio proporvi sette Bed & Breakfast nei quali addormentarvi dolcemente.

1. Adorabile
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Eccentrico, romantico e decisamente Adorabile, questo B&B si colloca nel punto in cui gli antichi platani di Parco Sempione e i palazzi bohémien di Brera cedono il passo alle maestose sculture di cristallo di Porta Nuova. Un luogo raffinato e d'ispirazione dove far nascere le idee e dedicarsi agli incontri. Via Bramante 14.

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2. Too Cute 2b Str8
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Un graziosissimo B&B dove il vintage si mescola a pezzi di Design contemporaneo e l'atmosfera si fa accogliente e conviviale. Potrete custodire i vostri oggetti in vecchie valigie di cartone e legno anni '50, ma nello stesso tempo leggere un libro prima di addormentarvi in compagnia dell'ultima Kartell a illuminare la stanza da letto. Città Studi.

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3. Rossosegnale
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L'ascensore è la spina dorsale dell'intera abitazione ed è chiaramente rosso. Ogni stanza di questo B&B aspetta voi per raccontarvi la sua storia, così come il delizioso giardino all''inglese dal twist orientale realizzato da VerdeOfficina. Loreto.

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4. LaFavia Four Rooms
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Quattro stanze, un giardino pensile e una romantica veranda ad accogliere la luce, il tutto all'interno di uno splendido palazzo di fine '800. Le carte da parati vestono le stanze d'armonia e ogni elemento d'arredo racconta e riflette un pezzo di mondo vissuto. Godetevelo. Moscova/Garibaldi.

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5. B&B di Porta Tosa
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Un'elegante villa di inizio '900 dalla rilassante atmosfera retrò, dove concedersi a romantiche riflessioni. Le camere sono classiche ed eleganti, con parquet e finiture dalle tinte energiche. Non siete curiosi di scoprire la leggenda di Porta Tosa?

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6. Bonaparte Suites
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Un piccolo B&B a conduzione familiare si è traformato in una dimora di Charme dall'accoglienza ambrosiana. Gli spazi sono ampi, la luce calda e gli arredi casalinghi, per concedervi il lusso di sentirvi a casa anche a distanza. Cadorna.

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7. Secondo Pensiero
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Un elegantissimo B&B nel cuore di Milano che parla d'arte e seduce con dettagli straordinari. Una location che invita a scoprire Milano e le sue bellezze e che assicura agli ospiti un soggiorno decisamente piacevole. Corso magenta.

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01 Apr 2016
Hatha Yoga, un concentrato di sana energia

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Sono tornata alla Virgin Active. Ho deciso di provare un secondo allenamento, anche se l'Antigravity Yoga mi aveva già teneramente conquistata. Ho scelto un altro corso body&mind perché in questo periodo sento la necessità di concedermi un momento per abbassare le luci e spegnere i pensieri, anche solo sessanta minuti a settimana.

L'Hatha Yoga è un allenamento costituito da esercizi fisici posturali, detti asana, ed esercizi di controllo della respirazione, detti pranayama, che mira al raggiungimento dell'equilibrio psicofisico. Alcuni dei benefici più evidenti sono il miglioramento generale dello stato di salute, maggior capacità di concentrazione, tonificazione muscolare, regolarizzazione del peso e maggior vitalità, insomma il paradiso all'improvviso.

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L'Hatha Yoga è una scienza evolutiva che favorisce la circolazione dell'energia e che prevede la capacità di compiere gesti particolarmente precisi. Queste prerogative hanno condizionato la mia scelta, poiché sono estremamente convinta che imparare a gestire la propria energia in maniera cosciente sia essenziale per vivere bene.

Sarà perché è miracoloso per la mia (spesso) schiena dolente, perché rende più flessibili, perché fa bene alla mente e permette di chiudere gli occhi per ascoltare il respiro. Sarà perché io non mi sono mai sentita più concentrata e consapevole delle mie azioni, ma d'ora in poi ho un appuntamento settimanale con lo Yoga, che sia su un tappetino o a testa in giù.

24 Mar 2016
Del buio e altre storie di luce

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Al liceo due erano le strade contrapposte che rendevano affascinante l'idea del (mio) futuro: la medicina e il giornalismo. Ma, come è giusto che sia, non c'è due senza tre e l'ultima opzione è sempre stata una tenera passione non tramontabile in qualcosa di concreto, rimasta immacolata come idea di perfezione: l'arte. Ogni espressione artistica in grado di cogliere una bellezza assoluta, come quella che Platone associava all'armonia che riguarda tutti i piani dell'esistenza, ma anche come quella che secondo Kant "rende alata l'anima e le fa conoscere il tormento dell'amore".

Quando ho conosciuto Enrico e ho avuto quindi la possibilità di incontrare anche la sua forma d'arte mi sono sentita fortunata, perché è un artista capace di trasmettere il proprio universo attraverso le sue opere, così come le sue emozioni. Ne Del buio e altre storie di luce, la sua esposizione personale allestita nella galleria Opere Scelte di Torino fino al 30 aprile, Enrico concede un romantico elogio alla luce, rappresentando una natura “vista attraverso il filtro della nostra contemporaneità”. Nei suoi quadri vivo una sana nostalgia e poi ritrovo casa, nei dettagli e nelle forme, nei colori e nella bellezza della natura che dipinge.

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Se passate per Torino vale la pena fermarsi in via Matteo Pescatore (galleria Opere Scelte). Io la visiterò nelle prossime settimane per godermi l'esposizione di Enrico Minguzzi, e ne approfitterò anche per scoprire e annotarmi le 100 cose da fare in città! Quella che segue è la mia opera preferita: straordinaria!

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24 Mar 2016
Le mie adidas NMD

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Ho sempre avuto un pessimo pregiudizio nei confronti del binomio cromatico bianco e nero, eppure queste sneakers le adoro. Le adidas Originals NMD, nuove di zecca come si dice in Romanga, sono un perfetto mix di comfort, innovazione ed energia, caratterizzate dall’ intersuola con tecnologia adidas BOOST® che le rende così comode da non volerle togliere mai più. Il design è dinamico e brilante, con un tocco vintage malinconico che cambia colore. Le portate con me durante il mio weekend sulle colline casentinesi, ma oggi a Milano le ho ancora ai piedi.

Il passo è leggero e veloce, perché non so voi ma io non sono in grado di rallentare la falcata nemmeno senza meta. Correre non mi emoziona, camminare invece mi permette di godere degli scenari circostanti come i percorsi immersi nella natura o il centro di una città al chiaro di luna. In entrambi i casi le mie nuove NMD non hanno tradito le aspettative, eppure non avrei mai immaginato di riuscire a indossare un altro paio di scarpe bianche e nere.

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[Post in collaborazione con adidas Originals]

17 Mar 2016
adidas Originals presenta NMD CUBE e le nuove sneakers

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Trovare uno scorcio mozzafiato che rappresenti la città in cui vivo non è stato complicato, Milano è così bella con il sole. Nel tentativo di diventare anch'io una NMD Explorer ho dedicato una pausa pranzo alla ricerca di uno scatto significativo, per interpretare la mia Milano con adidas Originals.

adidas Originals oggi 17 marzo 2016 ha lanciato NMD, la nuova sneaker ispirata al passato ma con lo sguardo puntato ben dritto verso il futuro. Progettata per uno stile nomade la scarpa prenderà vita non solo ai piedi di tutti gli sneakerhead, ma anche attraverso NMD CUBE a Milano dal 17 al 21 marzo.

NMD CUBE è un’installazione interattiva che troverete posizionata in una delle piazze più importanti della città e che ospiterà tra i tanti contenuti anche le foto realizzate dagli utenti, gli NMD Explorer. Potete diventare anche voi NMD explorer fotografando e mostrando gli scorci più interessanti della vostra città utilizzando su Instagram l’hashtag #NMD e menzionando @adidasita. Nello stesso tempo potete visitare le mostre fotografiche legate a NMD degli influencer coinvolti all’interno di sei più importanti store milanesi: INNER., Excelsior, One Block Down, PAR5, AW LAB e nel flaghship store adidas Originals di Milano. NMD CUBE è live anche in altre città d’Europa: Londra, Parigi, Berlino, Barcellona, Amsterdam e Stoccolma.

Siete pronti per mettervi in gioco?

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[Articolo in collaborazione con adidas Originals]

14 Mar 2016
I 3 viaggi panoramici in treno più belli d'Italia

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Dopo aver letto il libro di Tiziano Terzani Un indovino mi disse ho sempre più voglia di scoprire il mondo viaggiando in treno. Questo straordinario mezzo di trasporto non soltanto percorre una corsia preferenziale a ridosso dell'autostrada, ma dovete sapere che può introdurci alla natura con una sorprendente energia. Così mi sono documentata e ho scelto di presentarvi tre viaggi in treno che ho evidenziato nella mia lista delle cose da fare, sperando che possa esservi d'ispirazione nell'organizzare i vostri prossimi weekend fuori porta.

1. Trenino Rosso del Bernina
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Divenuto patrimonio dell'UNESCO nel 2008, la Ferrovia Retica è una delle più alte al mondo. Si inerpica su montagne innevate preparandoci a un viaggio straordinario, dove scoprire i panorami delle vallate alpine direttamente da un treno in corsa. La stazione di partenza è quella di Tirano in provincia di Sondrio, il treno poi attraversa le Alpi a cielo aperto sfidando la gravità, oltre i ghiacciai del passo del Bernina, fino a raggiungere St. Moritz. Durante il percorso è possibile sostare e concedersi passeggiate suggestive, come ad esempio la magnifica Val Roseg o la parallela valle del Morteratsch, che consente di arrivare ai piedi dell'omonimo ghiacciaio!

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2. Trenino del Renon
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Una ferrovia sopravvissuta a due guerre, inaugurata nel lontano 1907 e incredibilmente affascinante grazie ad alcuni vagoni d'epoca ancora in uso. La ferrovia, lunga oggi circa 7 km, collega Maria Assunta e Collalbo e regala ai viaggiatori venti minuti di magia tra pascoli, "piramidi di terra" o "camini delle fate", ovvero formazioni rocciose dall'aspetto bizzarro, ma soprattutto incontri ravvicinati con i caprioli. Un piccolo miracolo ancora in funzione grazie alla passione di un comitato di amatori che ne ha evitato la distruzione.

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3. Trenino blu della Vigezzina
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La ferrovia della Vigezzina-Centovalli collega Domodossola con la cittadina svizzera di Locarno. La Vigezzina attraversa paesaggi incontaminati dominati da boschi di faggio, montagne selvagge e cascate mozzafiato. Lungo il percorso, completamente immerso nella natura che si divide tra Italia e Svizzera, si oltrepassano 31 gallerie e 83 ponti, permettendo ai viaggiatori di contemplare il territorio stando comodamente seduti.

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E voi quale scegliete?

09 Mar 2016
100 cose da fare ad Arezzo e in Casentino

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Lo scorso weekend sono tornata in Toscana per trascorrere qualche giorno in Casentino, il luogo dove è nato Marco. Così, dopo aver pubblicato le 100 cose da fare a Cesena e le 100 cose da fare a Bologna e aver ricevuto numerosi feedback motivazionali, ho pensato di dedicarmi alla ricerca di suggestioni anche in questa terra del buon vivere insieme alla mia inseparabile compagna di avventure Michela! Quali saranno le prossime tappe? Continuate a seguirci, l'Italia è ricca di luoghi di delizie!

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100 cose da fare ad Arezzo e in Casentino

  1. Leggere il giornale sotto gli alti pini della “passeggiata archeologica” voluta dal podestà Occhini, ammirando di fronte a sé l’anfiteatro romano
  2. Entrare nella sala consiliare del palazzo della provincia per conoscere tutti i Grandi Aretini attraverso il ciclo di pitture di Adolfo De Carolis
  3. Assistere ad uno spettacolo nel rinnovato Teatro Petrarca, rimasto chiuso per anni a causa di gravi problemi strutturali. E’ stato riaperto completamente rinnovato da pochi mesi. D’obbligo rendere omaggio alla sapienza dei tecnici e all’abilità delle maestranze
  4. Nascondersi al prato in un giorno di interrogazioni
  5. Lasciar vagare lo sguardo tra i campanili: quello del Duomo, il “matitone” che concluse la fase del restauro stilistico della città negli anni ’30, quello medievale della Pieve, quello Rococo’ della Badia
  6. Passeggiare tra le bancarelle della fiera antiquaria, lasciandosi tentare da gioielli antichi, porcellane e raffinatezze d’altri tempi “sfogliando vite nei vestiti altrui”
  7. In cima a Poggio del Sole ammirare la facciata concava del palazzo del governo di Giovanni Michelucci
  8. Divertirsi ad indovinare i mesi delle allegorie del ciclo dei mesi poste sopra la lunetta del portale d’ingresso della pieve. La mia preferita? L’uccisione del maiale a dicembre
  9. Ad Arezzo c’è la pizza al taglio più buona del mondo. Gli ingredienti sono segreti, ma il profumo che si spande per Corso Italia quando una teglia viene estratta dal forno suggerisce piaceri inconfessabili
  10. Partecipare alla cena propiziatoria del proprio quartiere prima della giostra del saracino, nelle vicinanze di una delle porte medievali della città, ricostruita o originale poco importa
  11. Rimanere in Piazza Grande e osservare le stratificazioni che fanno del Palazzo della Fraternita un gioiello di architettura. Gotico nella parte inferiore ma con portale romanico e pietà di spinello aretino, rinascimentale al centro con il bassorilievo della Misericordia del Rossellino, sormontato infine dal campanile vasariano e l’orologio di Felice da Fossano. 1375-1552: duecento anni di cantieri
  12. Passeggiare per il mercato del quartiere Giotto di sabato mattina, comprando il prosciutto di Scarpaccia, la porchetta di Monte San Savino, il formaggio della Val Tiberina, gli asparagi e i carciofi maremmani
  13. Inginocchiarsi di fronte all’effige della Madonna del Conforto, co-patrona della città di Arezzo all’interno della cappella omonima del duomo di Arezzo
  14. Chi è il cittadino più insigne di Arezzo? Petrarca? Guido Monaco? Francesco Redi? Giorgio Vasari? Di petrarca e di Vasari si possono visitare le case, quella del Petrarca in via dell’orto, quella del Vasari in via XX settembre
  15. Il più bel porticato della città, elegante e leggiadro, forse addirittura civettuolo? Quello di Santa Maria delle Grazie
  16. Fare vasche su e giù per Corso Italia di sabato, mattina o pomeriggio che sia, per apprezzare l’eleganza aretina. Per fare shopping in tranquillità tutti i giorni della settimana
  17. Entrando ad Arezzo da Porta San Clemente, seguendo le indicazioni per il Duomo, sulla sinistra vedrete aprirsi una aggraziata piazza che termina con una bella chiesa. E’ la chiesa di San Domenico: entrate, il crocifisso di Cimabue è magnifico
  18. Diceva Viollet-Le-Duc: "Restaurare un edificio non è solo mantenerlo, ripararlo, o ricostruirlo, è riportarlo ad una condizione completa che potrebbe non essere mai esistita". Non so se nel Medioevo le strade intorno a Piazza Grande fossero o no così medievali, so però che oggi passeggiarvi è un incanto
  19. Sbizzarrirsi a scegliere le pietre per comporre il proprio paio di orecchini personalizzati da Silvia Concept Store, in via dè Cenci
  20. I giorni più belli dell’anno ad Arezzo? Il primo fine settimana di Settembre. Cieli tersi, aria fresca, mercato antiquario al prato, cortei in costume medievale per le strade della città, tamburi e sbandieratori. E poi di notte la Giostra del Saracino in Piazza Grande
  21. Sedersi in un ristorante sotto i portici del Vasari e guardare l’immagine medievale della città nelle torri, della Bigazza e di Borgunto, nei palazzetti adorni di balconi e logge, nelle tettoie lignee e stupirsi quando si scopre che la  storia si può ricostruire come la tradizione inventare. L’immagine medievale di Piazza Grande è opera del Podestà Occhini e dell’architetto Castellucci, come il kilt è invenzione settecentesca dell’imprenditore tedesco Thomas Rawlinson. Cosa sarebbe Arezzo senza case torri? Facile sarebbe la scozia senza tartan! Un applauso ai visionari
  22. Visitare il palazzo della Fraternita per scoprire cinquecento anni di storia aretina
  23. Ammirare le storie della Croce nella Cappella Bacci della chiesa di San Francesco. Davvero magnifico "il giardino di Piero"
  24. Partecipare il venerdì pomeriggio ad una delle manifestazioni dell’Accademia Petrarca di lettere, arti e scienze. L’accademia nacque nelle strutture attuali nel 1787, nel fervore illuministico d'avanguardia della Toscana governata dal grande Pietro Leopoldo d'Asburgo-Lorena
  25. E’ vero che il lLiberty in terra di Arezzo dette il meglio di sé in Valdarno, ma per gli appassionati c’è un pregevole lavoro di Galileo Chini in via Cavour, alzare gli occhi per ammirare putti e cornucopie sulla facciata di Palazzo Cassi
  26. Ottima pasta fatta in casa, grande carne e vini d’eccellenza alla Tagliatella
  27. Il presidente onorario della camera dei Buyer? Beppe Angiolini, il suo negozio? Ad Arezzo. Non proprio un negozio, un universo con lui al centro, Sugar
  28. Chi è l’inventore della fiera antiquaria, il più bel mercato antiquario d’Italia? Ivan Bruschi, la cui casa davanti alla Pieve di Santa Maria è oggi aperta come casa-museo, ricca delle collezioni di una vita
  29. Rilassarsi passeggiando al Parco Pertini
  30. La collina di San Fabiano mostra la collina di San Donato su cui sorge Arezzo da una prospettiva particolarmente pittoresca. La città si è sviluppata in modo asimmetrico tutta rivolta verso la ricca Valdichiana e così il lato che guarda alle aspre montagne del casentino è rimasto integro
  31. La famiglia Menchetti fa il pane dal 1948. Dal 2009 in zona tribunale si può comprare il pane fatto con il grano verna, la pizza impastata con il lievito madre e dolci buoni come quelli di una volta
  32. Siete appassionati di cioccolato? Ad Arezzo c’è un posto che fa per voi, la Cioccolateria Vestri
  33. Dio solo sa quanto bisogno ci sia al mondo di buone librerie indipendenti, luoghi da frequentare per il gusto della conversazione come nei salotti settecenteschi o nelle botteghe d’arte di una volta. Ad Arezzo c’è una stazione di servizio in cui fare il pieno di immaginazione, si chiama Il Viaggiatore Immaginario
  34. Il ristorante più cool della città? Le Chiavi D’oro in piazza San Francesco! Cucina creativa in un locale dall’arredo ricco di suggestioni evocative, legni di recupero, ottoni e ferri bruniti, vecchie lampade industriali, tessuti vintage per un’atmosfera un po’ milanese
  35. Per gli amanti della buona pasticceria, le colazioni si fanno da Tiffany
  36. Arezzo è la città degli antiquari e dell’antiquariato, ma c’è un indirizzo da non perdere anche per gli amanti del design del XX secolo. Nero Design in piazza San Francesco, selezione da intenditori
  37. Una passeggiata primaverile all’Alpe di Poti. L’albergo per la villeggiatura non c’è più, ma ci si sente subito in campagna alle porte della città
  38. L’eleganza maschile della buona tradizione? Ad Arezzo gli appassionati si dividono tra Riccardo Banchelli e Carlo Donati
  39. Nicoletta Lebole fondò l’Art Gallery negli anni ’70, portando in città il gusto per l’Art déco. Il negozio si è spostato, si chiama oggi Spazio Lebole ed è un concept store affascinante in cui oggetti d’arte e di gran pregio si affastellano in un luogo spartano, già prima sede della fortunatissima fabbrica dei fratelli Lebole. Si possono comprare tra l’altro i ricercatissimi gioielli creati dalle proprietarie, monili di pietre e sete in cui lontani echi d’oriente si mescolano alla tradizione artistica toscana
  40. Al centro affari di Arezzo si tiene una delle fiere più preziose d’italia, Oroarezzo, esibizione internazionale di gioielleria
  41. Degustare un buon bicchiere di vino rosso in una delle enoteche della città. Come diceva Piovene: “Sono questi paesi di forti bevitori di vino rosso e i proprietari di campagna sono tenuti per contratto a fornire ai trebbiatori fino a quindici litri al giorno l’uso dell’acqua, essendo ritenuto poco virile”
  42. Percorrere i 62 km del sentiero pedonale che costeggia il canale maestro della Chiana in bici o a piedi. Si parte da Arezzo, si arriva a Chiusi e si torna indietro in treno, lasciando la bici in appositi vagoni allestiti con rastrelliere
  43. Festeggiare una nuova nascita acquistando un bel presente in argento da Giovanni Raspini
  44. Siete innamorati della Francia e dei formaggi? La Formaggeria in via De’ Redi fa per voi! Non ci sono più formaggi dei giorni dell’anno, ma la selezione è comunque apprezzabile
  45. C’è una famiglia che da otto generazioni lavora cotone, lino e canapa unendo alla passione il mestiere. Sono i Busatti di Anghiari, hanno una bottega anche ad Arezzo nel corso. Imperdibili le tovaglie
  46. Comprare brigidini e dolciumi alla Fiera del Mestolo di settembre
  47. L'Accademia Petrarca opera ininterrottamente dal 1810, da allora ogni settimana si può sentir parlare di argomenti di attualità o di grandi del passato, sempre con rigore e passione
  48. Il profumo buono della biancheria della nonna si compra nel negozio autorizzato dell’Officina Profumo Farmaceutica di Santa Maria Novella. Qui, come a Firenze nella sede storica di Via della Scala, trovate l’inimitabile Pot-Pourri, profumi per la casa e essenze floreali di antica raffinatezza
  49. Ammirare la città dagli spalti della fortezza medicea
  50. La carne chianina è uno dei vanti della provincia. Le chianine sono bestie bianche “solenni come monumenti” dalle carni morbide e saporite, garantite da un consorzio che si è dato un rigido disciplinare molti anni prima degli scandali della mucca pazza. In città l’hamburger più noto non è certo quello di McDonald’s, proviamo Ristoburger?
  51. La scultura più celebre prodotta ad Arezzo? La Chimera! In città non c’è, inutile cercarla. E’ conservata al Museo Archeologico Nazionale di Firenze. Ad Arezzo presso Porta San Lorentino potete trovare una copia in bronzo, laddove essa fu rinvenuta nel 1553
  52. Chi non vorrebbe una casa sull’albero? Ad Arezzo c’è una libreria che si chiama così. Libri per bambini e ragazzi che da grandi faranno gli informatici, i contadini o gli insegnanti, ma che saranno anche un po’ poeti. Tante iniziative, atelier, laboratori letture ad alta voce. Un luogo dove andare e ritornare
  53. Il Casentino è terra di castelli, pievi e “reminiscenze dantesche”. Prima tra tutte tra le mete del divin poeta svetta Romena:
    “Ivi e' Romena la' dov' io falsai
    la lega suggellata del Batista;
    per ch' io il corpo su arso lasciai.
    Ma s' io vedessi qui l' anima trista
    di Guido o d' Alessandro o di lor frate,
    per Fonte Branda non darei la vista”.
    Oggi rimane un castello chiuso da alte mure e preceduto da un viale di alti cipressi, con antiche case d’intorno. Scelse di soggiornarvi anche D’annunzio con Eleonora Duse, qualcosa dovrà pur dire sullo spirito del luogo
  54. Visitare l’oratorio di San Francesco della compagnia delle Sacre Stimmate, un inatteso gioiello Rococò. Si dice che il progetto fu inviato da Antonio Galli da Bibbiena, esimio cittadino, grande architetto e celebrato scenografo
  55. Secondo i suoi abitanti una delle piazze più belle d’Italia, piazza Tanucci a Stia. Per giudicarlo andateci di persona perché ne vale la pena, oppure rivedete Il Ciclone di Pieraccioni, è la piazza del paese
  56. I Conti Guidi, signori medievali del Casentino, segnarono il territorio con le loro fortificazioni, di castelli in Casentino ce ne sono molti. Il nostro preferito è quello di Porciano di cui rimane soltanto una torre e tratti di un muro. Le vecchie pietre grazie alla maestria di Flaminia Spect, la donna che nel corso del novecento ha ristrutturato la proprietà, prendono fuoco d’autunno grazie alla vite americana che le ricopre e l’aria che si respira è di giardino inglese
  57. A Stia c’è un museo dedicato allo scii e generazioni di casentinesi sono cresciute con questa passione. Le piste erano quelle del Monte Gabrendo e della Burraia, oggi le nevicate sono scarse e gli impianti ridotti ad un campetto scuola per ragazzi, meglio allora il trekking con la buona stagione
  58. Dal lanificio di Stia, attraversando il torrente Staggia, potete visitare il Palagio Fiorentino, palazzetto neogotico costruito da Carlo Beni, autore della più famosa guida del Casentino e collezionista di uccelli impagliati conservati oggi nel Museo Ornitologico. Prima di visitarlo pensavo fosse triste, al contrario è un luogo per appassionati e curiosi
  59. D’estate a Stia come a Parigi si fa il bagno nel fiume, peccato che l’Arno da queste parti sia un po’ più freddo della Senna
  60. Il Casentino è la sua foresta. Nel 1993 è stato istituito il Parco nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna
  61. Santa Maria del Sasso a Bibbiena, luogo di antica apparizione mariana
  62. A Cetica si va per comprare le mele e le patate dalla buccia rossa, ma anche per rinfrescarsi in piena estate immergendo i piedi. Se qualcuno ha coraggio può osare di più nelle acque che si dicevano nel medioevo miracolose, che sgorgano a 7 gradi
  63. Il panno del Casentino è una lana oggi famosa in tutto il mondo, spesso in passerella dei maggiori marchi. Era originariamente una  lana grossa, tinta con i colori delle foglie dei boschi della vallata, buona per coprire le bestie e poi per farne pastrani impermeabili per uomini che avevano da stroncarsi la schiena. Le lane raffinate fino al 1700 erano monopolio dell’arte della lana fiorentina, con la liberalizzazione a Stia si affermò un’industria che divenne florida e arrivò ad occupare 500 dipendenti. La sede di questa industria magistralmente restaurata ospita oggi il Museo dell’Arte della Lana, voluto con generosità dalla figlia di uno degli ultimi proprietari, Simonetta Lombard
  64. Ricco il territorio del Casentino di pievi medievali. A Romena vi consigliamo di andare peché oltre ad essere di bellezza austera è luogo di accoglienza e di fraternità. Basterà assistere ad una messa di Don Luigi Verdi per sentirsi a casa
  65. In Casentino c’è un ristorante che se fosse altrove ci vorrebbero mesi di anticipo per guadagnarsi un tavolo, essendo la vallata scarsamente popolata basta qualche settimana. Si chiama la Tana degli Orsi, serve cibo di presidio e grandi vini da tempi immemorabili
  66. Per secoli gli abitanti del Casentino si sono sfamati a castagne. Un borgo per tutti ne celebra la memoria, Raggiolo, un mucchio di case abbarbicate sulla pendice di un colle, un mulino restaurato e un seccatoio in funzione. A novembre se si è fortunati si può passare la serata a sentire storie intorno al fuoco in compagnia degli anziani del paese che vigilano l’essiccamento delle castagne
  67. Di ville ottocentesche in Casentino ce n’è una sola, d’altra parte il territorio non era dei più ricchi. Villa Siemoni a Sala, edificata da Carlo Siemoni, ingegnere forestale che dalla Boemia nel 1837
  68. Il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi offre uno dei più spettacolari foliage d’Italia. Magnifici i boschi di faggi rossi, ancora più belli con i tappeti di foglie a terra e le brume che li avvolgono
  69. Andare di paese in paese, di chiesa in chiesa sulla traccia delle maioliche invetriate dei Della Robbia
  70. Immergersi nella natura selvaggia dello Zoo di Poppi e guardare negli occhi una lince, vedere finalmente il timidissimo tasso, ammirare lupi e grandi rapaci e fare amicizia con un orso bruno
  71. Comprare le farine del mulino Grifoni di Pagliericcio macinate a pietra
  72. Tra i tanti castelli del Casentino ce ne è uno, quello di Castel San Niccolò, dove forse c’è un fantasma. Sicuramente c’è stato un santo protettore, Giovanni Biondi, il maestro elementare che lo comprò dedicando al restauro e alla valorizzazione la sua vita
  73. La valle intorno al monte de La Verna è detta santa perché benedetta dal possente monte. Attraversarla nel percorso che da Chiusi della Verna porta verso Corezzo significa inoltrarsi tra calanchi dall’aspetto lunare
  74. Punto di partenza per belle passeggiate, il pianoro della Madonna di Montalto sopra Papiano, nel comune di Stia
  75. Esiste una stonehenge casentinese, si tratta del sasso del regio rinvenuto tra Porciano e Santa Maria delle Grazie nel comune di Stia. E’ un calendario luni-solare risalente al neolitico
  76. In una sera d’estate potreste avere la fortuna di partecipare ad una visita guidata di palazzi settecenteschi del centro storico di  Bibbiena. Scoprirete gioielli nascosti
  77. Camaldoli è un luogo da scoprire poco alla volta. Potete visitare la sua farmacia e comprare la celebre cioccolata, cercando ristoro alla calura in mezzo alle abetine, raccogliendo castagne in autunno, visitando l’eremo e la cella di San Romualdo per poi partecipare ad una sessione di lavori all’interno del convento in cui sentirete idee originali rispetto al pensiero dominante
  78. A Stia il carnevale si celebra più o meno dal 1880, con maschere eleganti e carri allegorici
  79. A Pratovecchio le strade del centro d’estate sono decorate con gerani ad ogni arco dei portici, a molti balconi e a tutte le porte. Complimenti
  80. Di motivi per andare a La Verna, santuario francescano costruito nel luogo dove San Francesco ricevette le stigmate, ce ne sono moltissimi, devozionali e artistici, quello che mi fa tornare ogni settembre sono i ciclamini spontanei del bosco della Penna
  81. Nelle foreste di Camaldoli c’è il castagno Miraglia, secolare esemplare dal tronco ricurvo e contorto, eroico nel suo permanere
  82. I boschi del casentino sono ricchissimi in funghi porcini ma anche pregiati ovuli, l’autunno è la miglior stagione per venire da queste parti
  83. La toscana ha pagato un tributo di sangue altissimo alla guerra partigiana. Camminare per il villaggio di Vallucciole dove furono uccise 108 poersone in una rappresaglia fa venire i brividi
  84. Rilassarsi in uno degli agriturismi del casentino scegliendo tra dimore signorili e vecchie case contadine. Per esempio Borgo Corsignano
  85. Tante le pievi romaniche nell’alto casentino: Romena, Stia, Strada, Montemignaio. Nel basso casentino una sola, unica, pieve a Socana, 2600 anni di storia, tre civiltà: l’etrusca, la romana e la cristiana
  86. Una dolce colazione al Toscana Twist, scegliendo quale cestino da picnic portarsi a casa per le gite fuori porta del weekend
  87. A fine agosto si può gustare buon vino passeggiando tra le vie del centro storico di Poppi, divertendosi a scendere in vecchie cantine di palazzi ormai disabitati
  88. Il castello più famoso del casentino domina uno dei borghi più belli d’Italia, Poppi
  89. In uno dei suoi vicoli di Bibbiena c’è una botteghina che più piccola non si può, dentro un pane delle meraviglie, impastato con il lievito madre vecchio di decenni. Se volete provarlo dovete andare intorno alle dieci del mattino, poiché prima non è sfornato e dopo non lo troverete più. Per trovarlo chiedete a chiunque in paese, si chiama il Forno del Masetti
  90. Una pausa dalle ragazze del “Panda”, per lasciarsi tentare dagli straordinari decori casalinghi e dalle loro composizioni certosine
  91. I centri storici del casentino sono ormai quasi del tutto spopolati. Qua e là in mezzo all’abbandono si nasconde qualche tesoro, la profumeria Ducci a Bibbiena per esempio. Provate i suoi profumi ispirati ai giardini di toscana
  92. In Casentino di artigiani non ce ne sono più tanti, ma qualche giovane appassionato che sceglie la bottega si trova ancora. A Bibbiena un esempio su tutti è l’Atelier delle Donne Toscane Decorazioni
  93. Il casentino è terra povera di montagne e foreste, la gente viveva di legna e carbone ma anche di pastorizia, con le greggi portate a svernare in maremma. Uno dei paesi della transumanza è il Borgo di Valagnesi, ormai quasi disabitato, si affaccia a meridione e prende il sole in faccia, cosicchè le case della miseria di un tempo siano oggi luoghi di villeggiatura apprezzati
  94. Castel San Niccolò è il paese della pietra lavorata. Se cercate un caminetto in pietra serena qui ci sono ancora scalpellini pronti ad eseguire il vostro disegno
  95. La Biennale d’Arte Fabbrile di Stia è un appuntamento immancabile, oltre agli artigiani locali troverete artisti di tutte le parti d’Italia
  96. Sempre in tema di ferro da queste parti c’è un maestro, il Caporali di Santa Mama. Il suo ferro è leggero come il vetro tanto che lui l’ha chiamato ferro soffiato. Se comprate un letto vi consegna anche la chiave fatta a mano che vi aiuterà nel caso voleste smontarlo e rimontarlo
  97. Scoprire i 137 elementi, fra specie e varietà, dell’arboreto intitolato a Carlo Siemoni a Badia Prataglia, tutti individuati da cartello esplicativo
  98. Un balletto in una piazza d’armi? Un fado con sullo sfondo una torre medievale? Musica da camera in un chiostro rinascimentale? I Casentino Pievi e Castelli in Musica propone da anni nei luoghi più belli della vallata spettacoli di alta qualità
  99. Un pic nic e, per chi ha più coraggio, una notte in una case della Forestale. Se di notte sentite strani rumori nessuna paura, non sono topi ma ghiri
  100. Andare a comprare l’albero di Natale da “Pistacchio”, o più semplicemente come ho fatto io una tra le tante specie di orchidee da regalare alla suocera al primo (forse secondo) appuntamento

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01 Mar 2016
Ellebori, i fiori che amano l'inverno

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Qualche giorno fa ho ricevuto un regalo tanto inatteso quanto gradito. Sono arrivata a casa e ho trovato ad aspettarmi un pacco spedito via corriere; l’ho aperto e dentro c’erano cinque piccole piante in fiore. Non conoscevo i loro nomi ma avevano un aspetto familiare e il biglietto mi informava che quello che avevo ricevuto era l’invito a dar vita ad una collezione di Ellebori. L’amica, il cui gioco preferito è la libera associazione di idee, mi raccontava sul biglietto:

"Cara Maria, per te 5 piante di Ellebori. Non so se li conosci, io li adoro. Sono quelli che, prima di avere qualsiasi nozione botanica, chiamavo ranuncoli del bosco perchè nascono e fioriscono spontaneamente e abbondantemente nei nostri sottoboschi. Alcuni ranuncoli hanno il fiore a campanula, i pistilli evidenti e il portamento elegante a stelo alto ed in effetti appartengono alla stessa famiglia solo che sono verdi anche nel fiore (parlo della specie Helleborus Niger). Questo essere tutti verdi me li ha resi particolarmente simpatici. Li ho trovati generosi per le loro fioriture abbondanti ma anche ritrosi e pudichi nel non volersi mostrare. Il fatto poi che fioriscano d’inverno in mezzo alle sterpaglie o facendosi largo tra un tappeto di foglie secche spuntando dalla neve mi ha riempito di gratitudine per il loro coraggio".

DSC_0233.jpgCredits: Giardino Metropolitano

"Poi ho iniziato a vederli in vendita presso negozi e vivai e ho saputo che si chiamano anche Rosa di Natale e sono particolarmente apprezzati nel mondo anglosassone per la loro fioritura invernale che si presta a farne composizioni natalizie. Andando per mostre ho scoperto che ve ne sono di molti tipi: rosa, rossi, cremisi, neri, semplici, doppi, guttati e mi sono entusiasmata. Ti faccio dono di cinque esemplari perché anche tu li possa apprezzare e perché il loro uso in terrazzi e cortili si diffonda. Ti confesso che spero che siano l’inizio di un amore che, come avviene per me, ti porti in giro per luoghi incantati a conoscere persone appassionate e a vedere giardini custoditi con devozione".

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Due luoghi che vi consiglio di visitare: il vivaio del Signor Furlanis sul Lago di Como. Potete comprarle anche voi su internet e farvele spedire in tutta Italia. Il Giardino degli Ellebori di Pietra Ligure, un cottage garden cinto da alti muri in pietra che ospita una National Collection, ovvero tutti gli esemplari esistenti di Ellebori.
Vi consiglio di sistemarli in un luogo ben visibile in modo che nelle mattine di tardo inverno, quando la primavera sembrerà non arrivare più, possiate trarne consolazione e speranza!

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